C’erano Nicola, il “Che” e Pietro Celestino…

Un ritratto di Nicola Monterisi, uomo libero e malinconico, radicato nell’Abruzzo e capace di trasformare durezza, dolore e idealismo nella dolce forza di un" Hombre Vertical".
  • Home
  • abruzzo
  • C’erano Nicola, il “Che” e Pietro Celestino…
C’erano Nicola, il “Che” e Pietro Celestino... cover

L’apparenza ruvida, l’atteggiamento schivo, l’intransigenza ideologica, la simbiosi con la montagna.

Tutte queste caratteristiche messe insieme avrebbero potuto fare di Nicola Monterisi una persona dura, forse perfino spiacevole tanto era ostentata la sua rivendicazione di uomo libero, sganciato dai convenevoli che detestava, da apparenze che non corrispondevano a sostanza.

Invece no. Nicola era, e difficilmente un verbo al passato mi ha pesato tanto, un “hombre vertical”. Ma più puro che duro.

In Nicola questa definizione in spagnolo, che uso in omaggio a quell’Ernesto Guevara detto “el Che” mito di tanti ex giovani, assumeva un connotazione inequivocabilmente abruzzese e profondamente malinconica.

Perché nelle nelle occasionali discussioni per le spesso contrapposte sensibilità politiche, avvertivo sempre in lui una duplice natura: da un lato quella degli archetipi nei quadri degli umili patiniani e dei personaggi siloniani (rileggetelo Silone che male non vi fa), sostanzialmente consci di un destino ineluttabile nella sofferenza, dall’altro quella ribelle di chi silenziosamente si rifiuta di cedere alle discriminazioni di ogni natura.

Di chi si contrappone all’ingiustizia umana e divina, invincibile ma che per dignità, coerenza e rispetto di sé va comunque affrontata per quanto possa essere impari lo scontro.

Tutto questo però in versione “punk” dice Savino (e del Bagnaturo aggiungo io), suo figlio e sua versione 2.0, cioè evoluta e diversa ma fedele all’eredità dei valori ricevuti. I suoi lavori editoriali e i suoi studi ne sono la migliore testimonianza.

Era persona dolce Nicola, in realtà. Lo vedevo ogni volta nel modo in cui si rivolgeva a mio figlio, con la tenerezza di chi ha avuto una infanzia troppo breve, come il fratello minore Maurizio che aveva reagito con una estroversione rumorosa e antitetica alla timidezza del primogenito di Elena – Lenuccia per noi del posto – minuta e tenace, precoce vedova di una vittima del lavoro.

Episodio fondante, che ha segnato le loro vite e le loro scelte non facili. Come purtroppo tante altre si potrebbe dire e non avrei da obiettare. La differenza però sta nel modo in cui poi quella difficoltà la affronti e trasformi in una forza dolce, come quella di Nicola appunto.

C’è davvero qualcosa di sottilmente siloniano nella figura di Nicola.

Secondino Tranquilli esule forzato, in fuga dal fascismo totalitario che annichiliva l’individuo, Nicola esule volontario da un mondo ormai irriconoscibile, futile, costellato di parole nuove che distorcono il senso di cose importanti, un mondo in cui “sociale” diveta “social” trasformando, in millesimi di secondo, tutto nel più alto grado di isolamento e distanza tra persone nella storia dell’umanità.

A modo suo era diventato un’eremita Nicola, compiendo una sintesi culturale per certi versi geniale e, forse, non del tutto inconsapevole secondo me. Anche perché pure lui aveva conosciuto bene Mario Setta e i preti “comunisti” degli anni ‘70 del secolo passato.

Ernesto Guevara che indossa idealmente il saio di Pietro da Morrone, una immagine che non riesco a togliere dalla mente.

Forse perché l’ho vista realmente qualche anno fa, quando con gli amici “Volontari delle Frazioni” e proprio su ispirazione di Mario Setta, si prestò a indossare il saio e salire in groppa a un asinello per impersonare, in un grigio 13 dicembre, quel papa eremita che dismessa la tiara pontificia volle tornare nel “Tibet di noi abruzzesi” come lo chiamò appunto Silone.

Quelle montagne sue e di Nicola adesso. E per sempre.

Lascia un tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scroll to top