Diversamente celestiniani.

Una pubblicità di un gruppo finanziario qualche tempo tempo fa lanciò uno slogan efficace che diceva: “La mia banca è diversa”. Quanto possa essere diversa una banca dalle altre ovviamente ...
L'avventura di un povero cristiano - Abbbazia di Santo Spirito al Morrone

Una pubblicità di un gruppo finanziario qualche tempo tempo fa lanciò uno slogan efficace che diceva: “La mia banca è diversa”. Quanto possa essere diversa una banca dalle altre ovviamente sta a voi stabilirlo.

Però assistendo ieri sera alla rappresentazione de “L’avventura di un povero cristiano” di Ignazio Silone a opera del gruppo teatrale del Lanciavicchio, seppure con qualche limite legata alla rilettura del testo originale e qualche problema di acustica, non era possibile sfuggire a una riflessione legata al modo in cui la figura di Pietro da Morrone viene ormai rivenduta in tutte le salse.

Naturalmente, lo voglio sottolineare con forza, ho apprezzato moltissimo l’impegno della Direzione Regionale dei Musei d’Abruzzo e di Emanuele Cavallini in particolare, per le scelte collegate alla valorizzazione del sito.

Lo apprezzo perché ha una connotazione di sobrietà e di equilibrio del tutto in sintonia con l’idea di tutela e valorizzazione dei luoghi celestiniani che la nostra associazione persegue, di rispetto assoluto del luogo e dei significati che rappresenta sul piano culturale e spirituale.

Scelta che difendendo l’identità del luogo ne tutela, accrescendolo, il valore in termini assoluti, differenziandolo e distaccandolo da una realtà posticcia nella quale vengono confuse continuamente e strumentalmente cultura e intrattenimento, forzando inversioni di senso che sfociano spesso nel grottesco.

In particolare quando il “brand” Celestino V e il prestigio di un luogo di enorme valore storico ed artistico diventa la copertura per qualsiasi iniziativa che, priva di prestigio proprio, prova a mutuarne un pezzetto cercando accoglienza tra quelle mura.

Naturalmente si tratta di un luogo pubblico, demanio dello Stato, e in virtù di questo accessibile, pagando un adeguato canone, a chiunque lo chieda salvo clamorose incompatibilità.

E di casi nel corso di questi anni se ne sono contati diversi, dal “Premio Pratola” tenuto a Badia di Sulmona per arrivare fino a raduni di auto e all’improbabile museo dell’aglio rosso che ancora vi trova sede, a concerti musicali stonati, in termini di contesto, da sagra paesana.

Il rischio è che, a forza di infilare Celestino V ovunque e per qualsiasi cosa, pensare di utilizzare l’abbazia come “gioiello di famiglia” da mostrare al notabile di turno e scordarsene per tutto il resto del tempo, finiamo come gli aquilani.

Ecco, il nostro modo di essere celestiniani è diverso, come la banca della pubblicità. Per questo ci è piaciuta la scelta fatta dalla direzione dell’Abazzia di ospitare cose come lo spettacolo di ieri sera.

E questo, lo diciamo sottovoce, è anche perché un poco hanno adottato il nostro modo di essere diversamente celestiniani.

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